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I disturbi del comportamento alimentare sono sintomo di disagio

I disturbi del comportamento alimentare sono sintomo di disagio

Possiamo definire i disturbi del comportamento alimentare come vere e proprie malattie complesse in cui il disagio è caratterizzato da un rapporto altalenante con due fattori principali: il cibo e il proprio corpo ed enormemente intrecciato con la cultura del nostro tempo.

Il nucleo principale attorno al quale ruotano le diverse configurazioni dei disturbi del comportamento alimentare, è dato dal trinomio CORPO-CIBO-PESO:

  • Il corpo, si rende conto del disagio altrimenti inesprimibile e diventa lo strumento per svelare una profonda sofferenza;
  • Il cibo diventa la droga dalla quale si dipende: negandoselo, come nell’anoressia, e abusandone come nella bulimia e nel disturbo da alimentazione incontrollata;
  • Il peso diventa l’ossessione per la quale investiamo le nostre energie.

Un grave disturbo del comportamento alimentare porta anche ad una qualità della vita e delle relazioni sociali della persona ridotte, comportando un restringimento degli interessi al cibo, al peso e a tutto ciò che lo collega.

Le caratteristiche di questi disturbi sono:

  • La loro crescente frequenza nella nostra epoca;
  • La distribuzione quasi esclusiva nella cultura occidentale;
  • La prevalente incidenza nell’ambito dell’età evolutiva;
  • La frequente associazione di queste sindromi compulsive con una struttura di personalità di tipo borderline;
  • Il coinvolgimento spesso ampiamente maggioritario, per alcune di queste affezioni, del sesso femminile.

Le tipologie di disturbi del comportamento alimentare

Il DSM-IV-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell’American Psychiatric Association) distingue tre tipologie di disturbi alimentari:

  • Anoressia;
  • Bulimia;
  • Disturbi del comportamento alimentare  non altrimenti specificati.

Le cause dei disturbi del comportamento alimentare

Tra i fattori socio-culturali, un posto in primo piano è riservato alla sovrabbondanza di cibo e all’ideale estetico di bellezza del giorno d’oggi. E’ caratteristica dei paesi occidentali l’esaltazione di questa magrezza come espressione di attrazione e prestigio sociale.

Un altro fattore importante è l’avvento della tecnologia dell’informazione. La comparsa di nuove forme di costruzione dell’identità personale e l’uso del corpo come luogo elettivo di comunicazione della propria identità, dei propri valori, del proprio status: l’individuo inizia a cercare fuori di sé i modelli ai quali ispirarsi, adattarsi e riconoscersi.

L’aspetto estetico inizia quindi ad influenzare in tal modo da orientare l’educazione dei bambini e le relazioni interpersonali, oltre a definire gli stati interni.

L’eccessiva attenzione all’aspetto estetico, la preoccupazione costante di essere fisicamente attraenti, la continua comparazione ai modelli proposti, conducono ad una insoddisfazione per il proprio aspetto.

Queste pressioni socioculturali hanno un forte impatto soprattutto nella fase adolescenziale, il sesso femminile risulta particolarmente sensibile alla pressione verso la magrezza per cercare di conformarsi ai modelli proposti ed ottenere: accettazione sociale, popolarità ed un partner di successo.

Le caratteristiche psicologiche evidenziate sono: bassa autostima, senso di impotenza e inefficacia, estremo perfezionismo, incapacità di riconoscere le proprie emozioni, tendenza ad uniformarsi alle richieste esterne e a soddisfare i bisogni degli altri, tendenza alla somatizzazione, difficoltà di adattamento sociale, ansia, abuso di sostanze, problemi di controllo degli impulsi, difficoltà nel processo di separazione-individuazione, rifiuto della sessualità, fissazione dell’infanzia ed a forme infantili di dipendenza e di controllo, distorsione dell’immagine corporea, cattivo rapporto con il cibo appreso dall’infanzia.

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